Il panorama attuale del mercato crypto (4 febbraio 2026) è indubbiamente cupo, riflettendo una fase di “extreme fear” (paura estrema) con l’indice Fear & Greed crollato a quota 15. Nonostante il pessimismo, analizzare i fatti e le strutture tecniche può offrire una prospettiva meno emotiva.
I didn’t want to lose 7% a year to inflation.
So I chose crypto and now lose 7% every week.
At least it’s faster. pic.twitter.com/7aN7b3PtuY
— Rekt Fencer (@rektfencer) December 12, 2025
Il clima di incertezza che ha caratterizzato l’inizio del 2026 sembra aver trovato un momento di tregua “sulla carta”. La firma della legge per porre fine allo shutdown parziale del governo statunitense ha rimosso un peso immediato dai mercati, permettendo agli asset a rischio di respirare. Tuttavia, come giustamente osservi, la storia recente ci insegna a non abbassare la guardia: il parallelo con l’inizio del 2025 è calzante.
In quel periodo, l’entusiasmo post-inaugurazione aveva spinto Bitcoin a un rally del 15% (toccando i 109.000 $ il 20 gennaio 2025), solo per poi scontrarsi con la realtà macroeconomica dei dazi e delle tariffe, che scatenarono una correzione dell’S&P 500 superiore al 13% tra marzo e aprile. È la conferma che, in questa fase di maturità, non è Bitcoin a “rompersi”, ma è il contesto macro a dettare il ritmo.
Mentre i titoli dei giornali gridano al disastro, la realtà on-chain racconta una storia di forza relativa per Bitcoin. Nonostante i cali vistosi degli ultimi giorni, il mercato non è affatto lo stesso di quattro anni fa: la struttura attuale è molto più resiliente e meno soggetta a collassi verticali permanenti.
Ecco perché il bicchiere è mezzo pieno:
1. Funding Rates: Un segnale di fiducia silenzioso
Nonostante il recente drop a $72.000–$73.000, i tassi di finanziamento (funding rates) sulle principali borse derivate sono rimasti prevalentemente positivi. In parole povere, i trader sono ancora disposti a pagare per mantenere posizioni rialziste (long), indicando che il sentiment di fondo non è virato verso un pessimismo cronico, ma vede questo calo come una correzione salutare.
2. Dominance e Rotazione: Il “Boomerang” del capitale
La Bitcoin Dominance sta oscillando intorno al 60%. Storicamente, questo è il livello soglia che precede una rotazione di capitali verso le altcoin (Altseason). Tuttavia, in questo ciclo del 2026, stiamo assistendo a un effetto “boomerang”: ogni volta che il capitale prova a spostarsi su asset a più alto rischio, torna rapidamente su BTC non appena emerge incertezza macro. Questo conferma che Bitcoin è ormai percepito universalmente come il porto sicuro del settore.
3. Lo scenario di Pentoshi: Volatilità non significa rovina
L’analista Pentoshi ha ipotizzato un percorso che molti trader considerano ora il “caso base”: un possibile retest dell’area $70.000 – $74.000 per ripulire completamente la leva residua, seguito da un rimbalzo verso la metà degli $80.000. Rispetto al mercato orso del 2022, dove Bitcoin perse l’80% del suo valore, un drawdown del 15-20% dai massimi è segnale di una maturità istituzionale senza precedenti.
Well. It’s not March yet. But think this 70-75k area is attractive for $btc
Got some first small bids hit
Might become active in this market again for the first time in awhile
— 🐧 Pentoshi mostly afk until march (@Pentosh1) February 2, 2026
Le avvertenze si stanno accumulando e provengono da voci che il mercato non può ignorare. Michael Burry, il celebre investitore di “The Big Short”, ha lanciato un allarme rosso: un ulteriore calo di Bitcoin potrebbe innescare una reazione a catena, portando a vendite forzate su asset tradizionali come oro e argento e polverizzando oltre 1 miliardo di dollari di valore in metalli preziosi.
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Questa non è solo una teoria. A supporto dei timori di Burry, i dati recenti (febbraio 2026) mostrano che i futures sull’argento tokenizzato hanno subito liquidazioni di massa che hanno oscurato, in proporzione, quelle di Bitcoin ed Ethereum.
michael burry sounds the alarm on bitcoin crash.
the actual "Big Short" guy. called 2008.
BTC broke support and "sickening scenarios" now in sight. 10% more downside puts companies like MicroStrategy in billions of losses, capital markets freeze up.
gold and silver hit ATH… pic.twitter.com/a0Wa73ZMUq
— Ryzm (@Goeun_6121) February 3, 2026
Prospettive ETH/USD
Mentre BTC/USD mostra una forza relativa, oggi le notizie su ETH raccontano una storia decisamente più scomoda. I tassi di finanziamento (funding rates) sono diventati contrastanti, con alcuni exchange crypto che mostrano valori negativi per la prima volta dal crollo di ottobre 2025. Ethereum continua a perdere terreno rispetto a Bitcoin, toccando rapporti simili a quelli visti nel 2016. Vitalik Buterin è intervenuto esortando a ripensare la strategia dei Layer-2 di ETH, definendola meno come una gerarchia e più come un menu di scelte per l’utente, specialmente mentre la mainnet continua a scalare e le commissioni si riducono a ogni aggiornamento.

Tom Lee ha descritto le perdite di circa 6 miliardi di dollari registrate da BitMine su Ethereum (BitMine Immersion Technologies, BMNR) come parte di una strategia a lungo termine volta a sovraperformare ETH USD attraverso i vari cicli di mercato. Nonostante le pesanti perdite non realizzate, Lee ha difeso l’accumulo della società, che detiene circa 4,28 milioni di ETH (circa il 3,5% dell’offerta totale), puntando sul potenziale della rete e sui ricavi generati dallo staking.
These tweets miss the point of an ethereum treasury:
– BitMine is designed to track the price of $ETH
– outperform over the cycle (think up ETH)
– crypto is in a downturn, so naturally ETH is down$BMNR will see “unrealized” losses on our holdings of ETH during these times:
-… https://t.co/VpoNjAnJdC— Thomas (Tom) Lee (not drummer) FSInsight.com (@fundstrat) February 3, 2026
Dal punto di vista tecnico, ETH/USD rimane aggrappato alla zona dei 2.200 $, un livello Fibonacci 1.618 e un’area nota per la scarsa liquidità storica. Si sta inoltre delineando un pattern testa e spalle rovesciato (reverse head-and-shoulders) in attesa di conferma. Tuttavia, alcuni di noi ribattono che le heatmaps delle liquidazioni mostrano un serio pericolo in agguato proprio sotto il supporto, come se ci trovassimo su uno strato di ghiaccio sottile che sta per incrinarsi.
La domanda sorge spontanea: cosa ci aspetta adesso? Per ora, l’unica strategia sembra essere quella di sperare per il meglio, ma prepararsi al peggio. L’inverno potrebbe non essere ancora finito.
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