L’operazione ha colto tutti di sorpresa. Una perquisizione condotta quasi nel silenzio, un proprietario finito in manette e, dietro la porta di un magazzino apparentemente ordinario, una serie di collegamenti che conducono sempre allo stesso nome: quello di Chen Zhi, imprenditore cambogiano già al centro di un’indagine internazionale di ampio respiro.

Sulla carta, nessuno avrebbe immaginato che alcune società di leasing auto potessero finire coinvolte in un’inchiesta su truffe crypto con ramificazioni regionali. Eppure è proprio qui che la storia cambia direzione.

Le prime connessioni tra Singapore e la rete asiatica

Tutto è partito dall’arresto di Tan Yew Kiat, a capo di SRS Auto Holdings, un’azienda locale attiva nel noleggio e nei finanziamenti automobilistici. Nulla che facesse pensare al mondo delle criptovalute. Poi un documento interno ha svelato che nel 2017 SRS Auto aveva ricevuto capitali da Skyline Investment Management, società fondata da Chen Zhi e oggi nel mirino delle sanzioni statunitensi. La cifra non è stata resa nota, ma il legame sì, e quel legame è diventato improvvisamente centrale.

Singapore si è ritrovata coinvolta in un mosaico ben più grande dei suoi confini. Quel tipo di finanziamento incrociato ricalca perfettamente le strutture tipiche dei circuiti di riciclaggio collegati alle truffe crypto che proliferano nel Sud-Est asiatico.

Da lì gli inquirenti hanno scoperto altre connessioni. Tan risulta anche direttore di TGC Cambodia, un pawnshop che le autorità americane identificano da tempo come uno dei nodi utilizzati per far transitare fondi provenienti da piattaforme fraudolente. Il nome di Chen ricompare. Quello di Prince Bank pure.

Il quadro che emerge è quello di una rete finanziaria tentacolare, con diramazioni che dal Cambogia arrivano a Hong Kong e poi a Singapore, dove i fondi sembrano essersi reinseriti in aziende dall’apparenza perfettamente legittima.

Il ruolo delle truffe crypto nei flussi finanziari

Le truffe crypto asiatiche seguono uno schema ormai ben rodato: piattaforme di investimento fasulle, dashboard che simulano rendimenti eccezionali, depositi incoraggiati in USDT o Bitcoin, e infine la scomparsa dei fondi attraverso trasferimenti offshore in serie. Una volta convertiti, gli asset digitali vengono fatti passare in valuta fiat tramite intermediari opachi, pawnshop, servizi finanziari paralleli e aziende reali che permettono di mescolare e riformattare il flusso.

In questo meccanismo, il settore automobilistico ha spesso un ruolo discreto ma strategico. Permette di assorbire denaro, erogare prestiti, giustificare movimenti di cassa e inserire un ulteriore passaggio nella catena del riciclaggio. È esattamente ciò che gli investigatori sospettano in questo caso: non che Singapore fosse il centro dell’operazione, ma che abbia funzionato come snodo intermedio in cui il denaro veniva fatto transitare, diluito, trasformato e rimandato altrove. Le società legate a Tan e quelle associate a Chen condividono indirizzi, amministratori, vecchi flussi finanziari e prestiti la cui reale funzione deve ancora essere chiarita.

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Una rete più ampia del previsto e un’indagine in espansione

Il blitz del 30 ottobre ha portato al sequestro o al congelamento di beni per oltre 150 milioni di dollari, secondo le prime stime. Automobili, conti bancari, immobili, persino uno yacht. Non è detto che tutto sia direttamente collegato alle truffe crypto, ma l’intreccio di nomi, aziende e transazioni è troppo coerente per essere ignorato. Negli Stati Uniti si è già intervenuti contro i vertici della rete; Singapore ora sta esplorando gli strati intermedi.

Molti aspetti, tuttavia, restano opachi. Il ruolo preciso di Tan nella catena non è ancora definito. Le relazioni finanziarie tra aziende di leasing, entità cambogiane e società collegate a Chen stanno emergendo poco alla volta, e anche i legami meno appariscenti potrebbero rivelare connessioni più significative.

Un caso tutt’altro che chiuso

Capire l’effettiva portata di questa vicenda richiederà tempo. Le ramificazioni superano i confini di Singapore, e il panorama delle truffe crypto continua a evolversi senza sosta. Nulla è certo al momento. Altre arresti potrebbero arrivare, altri fondi congelati potrebbero condurre a nuovi nodi. È difficile prevedere dove andrà a finire tutto questo. È quasi certo, però, che se ne parlerà ancora.

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Daniele Morana
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Appassionato esploratore del mondo delle criptovalute, del trading finanziario e del gambling. Condivide approfondimenti e analisi per aiutare gli utenti a navigare al meglio in questi affascinanti mercati, inclusi aspetti legati al gioco online consapevole. Leggi di più

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