Dopo settimane (o forse giorni) di nervosismo e posizionamenti difficili, finalmente ieri sera è arrivata la boccata d’ossigeno che tutti aspettavamo: un relief rally. Un netto miglioramento del quadro geopolitico ha ribaltato lo scenario, spingendo Wall Street in una volata improvvisa e raffreddando la corsa di un oro decisamente surriscaldato.
Questo cambio di rotta ha finalmente acceso il semaforo verde per Bitcoin e tutto il comparto crypto. O è solo un miraggio?
I fatti dicono di sì: stamattina i tre indicatori chiave si sono presentati puntuali all’appello. Il rally di Bitcoin ha intercettato una forte domanda, l’azionario USA è letteralmente esploso verso l’alto e l’oro ha fatto un educato passo indietro, lasciando spazio agli asset più rischiosi.
Gran parte della spinta odierna arriva dal discorso di Donald Trump a Davos. Escludendo l’uso della forza per la questione Groenlandia e proponendo invece un quadro di cooperazione basato sulla NATO, il Presidente ha disinnescato quello che i mercati temevano fosse un “jump scare” geopolitico.
Ma non è tutto. Trump ha rincarato la dose sulla sua missione di rendere gli Stati Uniti l’hub mondiale degli asset digitali, preannunciando una corsia preferenziale per l’approvazione delle leggi sul settore crypto.
Come ciliegina sulla torta, anche lo spettro dei dazi sembra allontanarsi: per il momento, le tariffe sono state congelate.
Bitcoin seguirà la corsa di Wall Street?
Tra una lode alla dominanza economica degli Stati Uniti e una curiosa confusione geografica tra Groenlandia e “Islanda”, il discorso di Trump è stato un concentrato di puro ottimismo. Per lui, i recenti cali sono stati solo “minori”, i mercati sono destinati a “raddoppiare” e l’America è ufficialmente aperta al business.
Nel giro di poche ore, Bitcoin è risalito verso quota 90.000 $, Ethereum ha spinto con decisione sopra i 3.000 $ e il sentiment generale è passato da “cauto” a “neutrale”. Ma non è stata una risalita indolore: le liquidazioni hanno toccato i 606 milioni di dollari, divisi quasi equamente tra long e short. Perché si sa, in questo ciclo le crypto amano punire tutti con estrema imparzialità.

Dietro le quinte, la CFTC (la commissione sui future) ha lanciato il piano “Future-Proof”, un’iniziativa per spingere il Congresso a modernizzare finalmente le regole sugli asset digitali. Nel frattempo, lo “Zar” delle crypto e dell’AI nominato da Trump ha lanciato una proposta ambiziosa: far collaborare in modo più stretto banche e stablecoin.
Tuttavia, non tutti sono entusiasti. L’American Bankers Association ha alzato bandiera rossa, manifestando nervosismo per i rendimenti (yield) offerti dal mondo crypto, temendo che possano drenare depositi dai conti bancari tradizionali. Su questo punto, Brian Armstrong (CEO di Coinbase) sta portando avanti una battaglia serrata: secondo lui, impedire agli utenti di guadagnare premi sulle proprie stablecoin è solo un modo per proteggere i profitti delle banche a scapito dei cittadini.
JUST IN: 🇫🇷 Coinbase CEO Brian Armstrong calls out French Central Bank Governor's misunderstanding of Bitcoin.
"Bitcoin is a decentralized protocol…Bitcoin is more independent." pic.twitter.com/k7WNsBrgAP
— Watcher.Guru (@WatcherGuru) January 21, 2026
Nel frattempo, l’azionario USA ha fatto esattamente quello che ci si aspetta quando l’ipotesi di una “apocalisse geopolitica” viene scongiurata. Il Dow Jones è balzato di 588 punti, l’S&P 500 ha guadagnato l’1,16% e il Nasdaq ha segnato un +1,18%, cancellando in una sola sessione più della metà delle perdite recenti.
Con le catene di approvvigionamento che tornano a respirare, le multinazionali hanno visto ripartire gli acquisti e tutti gli asset ad alto rischio hanno seguito a ruota la corsa delle borse. Bitcoin sta vivendo il suo rally e tutto lascia pensare che il “bottom” (il punto più basso) sia ormai alle spalle. La speranza, ora, è che il settore crypto riesca a mantenere il passo della volata di Wall Street.
Leggi anche: Il rally dell’oro, che negli ultimi giorni si era mosso come se la Terza Guerra Mondiale fosse ormai alle porte, ha finalmente iniziato una fase di consolidamento. Dopo aver toccato un picco di 4.891 $ l’oncia, il prezzo è scivolato verso l’area dei 4.772 $ non appena le tensioni geopolitiche si sono allentate. Anche l’argento ha seguito lo stesso copione, ripiegando dopo aver sfondato quota 95 $. Gli investitori che avevano puntato sul bene rifugio per eccellenza hanno iniziato a incassare i profitti, portando a una riduzione della volatilità. Con questo “raffreddamento” dei metalli, il capitale sta iniziando a ruotare: è finalmente arrivato il momento per le crypto di prendersi la scena. 🚨BREAKING: GOLD,SILVER DUMP AFTER TRUMP CANCELS EU TARIFFS pic.twitter.com/jlD1FrvNjR — Coin Bureau (@coinbureau) January 22, 2026 Mentre i grafici si tingono di verde, arrivano notizie che ci ricordano quanto le stablecoin siano diventate un’infrastruttura critica. Secondo gli ultimi report, l’Iran avrebbe accumulato oltre 500 milioni di dollari in Tether (USDT) per proteggere la propria economia e aggirare le sanzioni: una mossa che sottolinea l’importanza strategica di questi asset digitali su scala globale. Sul fronte istituzionale, BlackRock non accenna a frenare, anzi raddoppia la posta su crypto e tokenizzazione, considerandoli i motori di crescita a lungo termine per l’intero sistema finanziario. Guardando invece all’attività on-chain, Solana continua a dominare i volumi sui DEX con prezzi stabili, mentre XRP attraversa un momento opaco, registrando flussi in uscita (outflow) piuttosto pesanti. Il messaggio che arriva oggi dai mercati è chiaro: “niente guerra”, almeno per ora. Con le borse USA in corsa e l’oro che rifata il trucco, l’attesa è tutta per Bitcoin. A chiudere il cerchio ci pensa Brian Armstrong (CEO di Coinbase), che da Davos ha risposto ai banchieri centrali con una riflessione potente: “Bitcoin è un protocollo decentralizzato. Non ha un emittente. Se pensiamo che le banche centrali siano indipendenti, Bitcoin lo è ancora di più: non esiste Paese, azienda o individuo al mondo che possa controllarlo.”
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