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Il panorama delle criptovalute in questo mercoledì 11 febbraio 2026 appare come un campo di battaglia segnato da una forte volatilità. Dopo un inizio d’anno che aveva promesso nuovi record, il mercato sta affrontando una prova di resistenza brutale. Mentre i giganti barcollano sotto il peso di fattori macroeconomici e geopolitici, il settore sta vivendo una trasformazione strutturale che va ben oltre il semplice prezzo dei token.
Analisi dei Prezzi: Bitcoin ed Ethereum alla Ricerca di un Supporto
La giornata odierna vede lottare per non scivolare sotto la soglia critica dei 66.000 $.
Dopo aver perso il momentum sopra i 70.000 $, la regina delle crypto è sotto pressione intensa. Il prezzo attuale si aggira intorno ai 66.500 $, con gli analisti che avvertono: se il supporto dei 64.300 $ dovesse cedere, il prossimo “pavimento” tecnico si trova pericolosamente vicino ai 60.000 $.
sta vivendo una seduta altrettanto difficile, scambiando intorno ai 1.700 $ (circa 1.636 €). La seconda criptovaluta per capitalizzazione ha perso oltre il 3,5% nelle ultime 24 ore, riflettendo una debolezza sistemica che vede gli acquirenti rimanere alla finestra in attesa di dati macroeconomici chiave dagli Stati Uniti (NFP e CPI).
- Crypto Fear and Greed Index: Il valore oggi è crollato a 11 (Extreme Fear). È un livello di pessimismo che non si registrava dai giorni più bui del 2022.
- Open Interest: L’interesse aperto sui futures è sprofondato dai 255 miliardi di agosto ai circa 94 miliardi attuali, segnale di un massiccio deleveraging (riduzione della leva finanziaria) da parte dei trader.
Leggi anche: Uno dei motivi principali di questa incertezza risiede nelle politiche economiche dell’amministrazione Trump. I recenti annunci sui dazi “Liberation Day” hanno scosso i mercati, ma l’impatto sul settore crypto è duplice. Da un lato, l’incertezza spinge gli investitori verso l’oro (che oggi flirta con i 5.000 $ l’oncia) a scapito del “Digital Gold”. Dall’altro, i miner di Bitcoin stanno affrontando una crisi di redditività senza precedenti. Con i ricavi per terahash crollati a 35 $ (rispetto ai 70 $ del picco), molte società di mining stanno attuando un pivot aggressivo verso l’Intelligenza Artificiale. Giganti come Cipher Mining e TeraWulf hanno visto i loro titoli azionari salire del 13% nelle ultime ore. Il motivo? Wall Street non li valuta più solo come “estrattori di crypto”, ma come asset infrastrutturali critici per alimentare il boom dell’IA. Morgan Stanley ha iniziato a coprire il settore vedendo nei data center dei miner la soluzione alla fame di energia dei colossi tecnologici. Il report pubblicato oggi da Morgan Stanley segna un punto di svolta per la percezione istituzionale delle società di mining. Gli analisti della banca d’affari hanno coniato il termine “HPC-Miners” (High-Performance Computing Miners), sottolineando come il valore di queste aziende non risieda più solo nel possesso di Bitcoin, ma nella loro infrastruttura energetica. Mentre i trader retail sono spaventati dal crollo dei prezzi (Extreme Fear), le istituzioni stanno guardando alla “spina dorsale” del network. Se i miner diventano fondamentali per l’IA, il rischio di un fallimento di massa delle farm diminuisce drasticamente, creando un “paracadute” fondamentale per l’intero ecosistema Bitcoin. Leggi anche: Mentre Bitcoin soffre,
mostra segnali di vita contrastanti. Dopo essere scivolata verso gli 80 $, sta tentando di difendere il supporto a 87 $. Nonostante i deflussi dagli ETF legati a SOL, gli analisti rimangono ottimisti per il lungo periodo, prevedendo un possibile ritorno verso i 150 $ entro l’estate, a patto che l’ecosistema DeFi continui a crescere. Altrove,
e
rimangono intrappolati in range stretti. ADA fatica sotto i 0,27 $, mentre XRP tenta faticosamente di mantenere la zona di 1,45 $. La notizia del giorno per questi due asset è l’integrazione del protocollo Midnight, che punta a creare una base utenti cross-chain senza precedenti tra Ripple e Cardano, puntando tutto sull’utilità reale piuttosto che sull’hype. Il mercato è a un bivio tecnico. Il “Coinbase Premium” (la differenza di prezzo tra gli exchange USA e quelli offshore) è diventato negativo, suggerendo che le istituzioni americane sono in modalità vendita aggressiva. Se Bitcoin non riuscirà a recuperare i 69.000 $ entro la chiusura settimanale, la narrativa del “crollo a 50k” potrebbe diventare una realtà concreta. Tuttavia, il pivot dei miner verso l’infrastruttura IA suggerisce che, anche se i prezzi dei token soffrono, le fondamenta tecnologiche del settore stanno diventando più integrate che mai nell’economia globale. There are no live updates available yet. Please check back soon!
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