Secondo quanto riferito, il principale regolatore finanziario di Hong Kong prevede di approvare le prime licenze per emittenti di stablecoin nel mese di marzo. La notizia arriva in un momento in cui il mercato globale delle stablecoin si mantiene sopra i 170 miliardi di dollari, con una domanda di “dollari digitali” regolamentati in costante aumento. L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia dei principali hub finanziari volta a rendere il settore crypto più sicuro, senza ricorrere a divieti.
🇭🇰 Reports suggest the Hong Kong Monetary Authority will begin to issue the first batch of stablecoin licenses in March 2026.$RLUSD $USDC $USDT pic.twitter.com/CAcXKm3KtL
— ALLINCRYPTO (@RealAllinCrypto) February 2, 2026
Per gli utenti comuni, questo segna il passaggio dalle stablecoin sperimentali a versioni che operano secondo regole chiare. Si tratta di un cambiamento fondamentale per chi utilizza questi asset per fare trading, inviare rimesse o proteggere la propria liquidità durante le fasi di volatilità del mercato.
Dal 2023, Hong Kong si è proposta come laboratorio per la regolamentazione delle criptovalute. Oggi, quel percorso sta evolvendo dalla fase di sperimentazione alle approvazioni effettive.
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Perché Hong Kong sta regolamentando le stablecoin?
La Hong Kong Monetary Authority (HKMA), la banca centrale della città, ha dichiarato che l’esame delle domande di licenza è in fase di completamento. Solo un ristretto numero di emittenti supererà questa prima selezione. Il regolatore sta verificando con rigore le riserve, i presidi anti-riciclaggio e le modalità operative transfrontaliere previste per ogni token.
Tanta cautela si basa su delle ragioni ben precise. Quando una stablecoin fallisce, infatti, gli investitori rischiano di perdere l’accesso a quella che consideravano come una “liquidità sicura”. L’introduzione delle licenze serve quindi a stabilire dei binari di sicurezza prima che eventuali criticità possano colpire i wallet degli utenti.
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Perché queste nuove licenze cambiano gli equilibri del mercato
Attualmente, il mercato è dominato da due asset principali. USDT di Tether controlla circa il 70% del valore totale delle stablecoin, seguito a breve distanza da USDC. Entrambe operano su scala globale, ma devono confrontarsi con normative differenti in base alla regione.
Rilasciando licenze ufficiali, Hong Kong crea un “bollino di garanzia” locale. Questo potrà attirare banche, società di pagamenti e grandi istituzioni che finora hanno evitato le crypto non regolamentate. Abbiamo già osservato un fenomeno simile con l’approvazione delle stablecoin negli Emirati Arabi Uniti, che ha dato il via a nuove partnership fin da subito.
I grandi nomi del settore si stanno già facendo avanti. La filiale di Hong Kong di Standard Chartered, Animoca Brands, HSBC e ICBC, ad esempio, hanno già manifestato il proprio interesse. Del resto, le grandi istituzioni scendono in campo solo quando il quadro normativo diventa chiaramente favorevole al sistema bancario.
This market in 2025 wasn't defined by a speculative melt up. Instead stablecoin infrastructure was normalized. Institutions built more and bought more.
Crypto transitioned from speculation to structure.
Here’s what we expect in 2026. pic.twitter.com/XZRztyyeQj
— GSR (@GSR_io) January 27, 2026
Quali sono le implicazioni per gli utenti crypto?
L’uso di stablecoin regolamentate si traduce solitamente in una maggiore protezione. Gli emittenti sono obbligati a detenere riserve di alta qualità e a rispettare rigidi standard di trasparenza, riducendo il rischio di congelamenti improvvisi o ammanchi nelle coperture.
Anche l’aspetto dei costi è rilevante. Regole certe favoriscono la concorrenza, fattore che spesso porta a una riduzione delle commissioni di trasferimento per gli utenti finali. Ciò promuove una diffusione ancora più capillare dei pagamenti in stablecoin in Asia e nel resto del mondo.
Su scala globale, la mossa di Hong Kong spinge le altre giurisdizioni a fare chiarezza sulle proprie regolamentazioni. In questo senso, gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono già impegnati in una corsa per definire il quadro normativo del settore, come dimostrano i crescenti sforzi internazionali per la regolamentazione globale delle criptovalute.
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