Per anni, il mantra di Goldman Sachs riguardo al settore degli asset digitali è stato improntato alla massima cautela. Tuttavia, i dati non mentono: l’ultima dichiarazione trimestrale depositata presso la SEC ha rivelato che la banca d’affari detiene ora 2,36 miliardi di dollari in criptovalute. Questa mossa non rappresenta solo un investimento finanziario, ma un vero e proprio cambiamento di paradigma culturale per la finanza tradizionale.

Un portafoglio diversificato: oltre l’egemonia di Bitcoin

Sebbene Bitcoin rimanga la colonna portante dell’allocazione con circa 1,1 miliardi di dollari (principalmente detenuti tramite gli ETF di BlackRock e Fidelity), è la composizione del resto del portafoglio a destare maggiore interesse tra gli analisti.

La banca ha infatti allocato oltre 1 miliardo di dollari in Ethereum, confermando come la seconda criptovaluta per capitalizzazione sia ormai considerata un’infrastruttura tecnologica indispensabile. Ma le vere sorprese risiedono nelle posizioni “altcoin”:

  • XRP: Un’esposizione di 153 milioni di dollari, un segnale forte di fiducia verso l’asset di Ripple nonostante le battaglie legali degli scorsi anni.
  • Solana: Con circa 108 milioni di dollari, Goldman punta sulla scalabilità e sulla velocità della rete che sta sfidando il dominio di Ethereum.

Perché questa mossa è cruciale

L’aspetto più rilevante non è la quota percentuale sul totale degli asset gestiti (che resta contenuta), ma la velocità di accumulo. Goldman Sachs sta rispondendo a una domanda crescente da parte dei suoi clienti istituzionali che cercano esposizione regolamentata alla volatilità delle crypto.

L’utilizzo massiccio degli ETF spot dimostra come questi strumenti abbiano finalmente creato quel “ponte sicuro” che Wall Street aspettava da un decennio. Inoltre, la presenza di opzioni e strumenti derivati nel report suggerisce che la banca stia attivamente fornendo liquidità e servizi di hedging, posizionandosi come leader nel settore del prime brokerage per asset digitali.

Conclusione: un segnale per l’Europa

Per l’investitore italiano, la notizia conferma che il settore crypto ha superato la fase della “bolla” speculativa per entrare in quella dell’integrazione finanziaria. Se un’istituzione sistemica come Goldman Sachs decide di esporsi in modo così variegato, il rischio di ignorare questa classe di asset potrebbe diventare superiore a quello di detenerla. La strada verso un’adozione di massa, guidata dai giganti bancari, sembra ormai tracciata.

La reazione degli esperti e degli addetti ai lavori

Così Gracy Chen, CEO di Bitget: “Consideriamo la comunicazione di Goldman Sachs relativa a un’esposizione in criptovalute di circa 2,36 miliardi di dollari come una forte convalida della maturazione degli asset digitali all’interno della finanza tradizionale, specialmente data la portata della banca e la sua storica cautela verso il settore. Secondo il documento SEC 13F del quarto trimestre 2025, Goldman Sachs detiene circa 1,1 miliardi di dollari in Bitcoin e 1,0 miliardi in Ethereum, insieme a 153 milioni in XRP e 108 milioni in Solana, il tutto tramite posizioni in ETF spot regolamentati piuttosto che attraverso la custodia diretta dei token.

Sebbene questa allocazione rappresenti un modesto 0,33% del portafoglio dichiarato da Goldman, la struttura di queste posizioni evidenzia un passaggio ponderato verso una partecipazione sostenuta dalle infrastrutture, piuttosto che verso la pura speculazione. Il peso quasi identico tra Bitcoin ed Ethereum — una divergenza rispetto ai modelli istituzionali tradizionali orientati alla capitalizzazione di mercato — sottolinea la crescente fiducia sia negli ecosistemi “riserva di valore” che in quelli basati su “smart-contract”.

Complessivamente, l’approccio di Goldman Sachs rafforza una tesi istituzionale sempre più matura per gli asset digitali. Partecipando attraverso veicoli conformi come gli ETF, i principali attori finanziari stanno aiutando a tracciare la strada per tendenze di allocazione del capitale più stabili, una maggiore liquidità e uno sviluppo resiliente del mercato in tutto il settore criptovalute”.

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Federico Cappellini

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