Il mondo delle crypto si sta spostando sempre di più verso progetti che promettono di diventare le migliori criptovalute non solo perché salgono di prezzo, ma perché provano a collegare la tecnologia alla vita reale, o almeno a renderla meno noiosa.

Allo stesso tempo cresce l’interesse verso le migliori meme coin, che mischiano ironia, grafica da cartone animato e modelli di mining alternativi, spesso più vicini a un videogioco che a una sala server piena di cavi, ventole e rumore continuo.

Dentro questo quadro si inseriscono due progetti molto diversi tra loro, QUBIC e PepeNode, che puntano comunque allo stesso obiettivo: dare nuove strade a chi vuole guadagnare dalle crypto senza limitarsi a comprare e sperare che il prezzo salga.

Mining tra vecchio e nuovo

QUBIC è una blockchain Layer-1 che vuole unire intelligenza artificiale e finanza digitale, provando a trasformare il classico mining in qualcosa di più utile rispetto ai soliti calcoli ripetuti che consumano energia ma non producono risultati concreti.

Il cuore del progetto è un modello a tre livelli chiamato Useful Proof-of-Work, dove la potenza dei computer non viene sprecata, bensì indirizzata verso compiti reali, come l’addestramento di reti neurali per il motore di AI decentralizzata che il progetto chiama Aigarth.

Sul primo livello migliaia di CPU e GPU lavorano su questi compiti di AI, sul secondo livello alcuni nodi selezionati – i cosiddetti computors – usano i risultati per mettere d’accordo la rete, mentre il terzo livello permette di fare merge-mining con altre coin come Monero.

Come funziona il modello QUBIC

Qui arriva la parte interessante per chi guarda alla sostenibilità economica: il 50% dei ricavi esterni generati, per esempio dal mining di Monero, viene convertito in stablecoin e usato per comprare e bruciare token QUBIC, riducendo l’offerta in circolazione.

Ogni settimana ci sono tagli programmati alle nuove emissioni e questo doppio effetto, meno token creati e una parte costante che viene distrutta tramite burn, dovrebbe teoricamente creare una pressione deflattiva favorevole al prezzo nel medio-lungo periodo.

Il problema è che, almeno finora, il mercato non sembra essersene innamorato: durante il 2025 il token ha perso oltre il 39% in un solo mese e continua a muoversi in zona bassa, con molti investitori ancora scettici sulla tenuta del modello.

Perché il prezzo non decolla

Uno dei motivi principali è legato alla redditività del mining personalizzato su Monero, che in passato poteva rendere da 5 a 8 volte rispetto al semplice mining diretto di XMR, ma oggi si aggira più o meno su un modesto 3 volte.

Quando i margini si assottigliano, molti miner si trovano costretti a vendere i token QUBIC per coprire i costi di elettricità e hardware, riducendo la pressione in acquisto e trasformando il mercato in una continua lotta tra chi accumula e chi deve vendere per sopravvivere.

Dall’altro lato, il meccanismo di burn settimanale continua ad agire in sottofondo e, se il nuovo modello a tre livelli dovesse attirare più potenza di calcolo e rendere di nuovo più interessante Monero, lo squilibrio tra vendite e acquisti potrebbe iniziare a ridursi.

PepeNode e il mining da browser

Vai a PEPENODE

All’estremo opposto rispetto a questo scenario tecnico c’è PepeNode, che prende il concetto di mining e lo trasforma in un gioco da fare direttamente dal browser, senza bisogno di schede video costose né competenze da ingegnere informatico.

Il progetto è in fase di presale, ha già raccolto oltre 2,2 milioni di dollari e mette al centro un dashboard virtuale dove si acquistano nodi, si aggiornano le “macchine”, si allarga il finto server room e si cerca di aumentare ogni giorno la produzione.

Le ricompense arrivano sotto forma di le meme coin come PEPE e FARTCOIN, con una classifica che premia chi produce di più e un sistema che brucia il 70% di ogni spesa per upgrade, creando una dinamica deflattiva che punta a sostenere il valore del token nel tempo.

Gioco, ricompense e staking estremo

Per rendere tutto più interessante, la presale di PepeNode offre rendimenti di staking dichiarati fino al 577% APY, numeri che attirano subito l’occhio ma che vanno sempre letti con prudenza, perché niente nel mondo delle crypto è garantito.

C’è anche un sistema di referral che assegna il 2% delle ricompense degli amici invitati, creando quell’effetto “portate dentro i vostri amici” spesso visto nei progetti più aggressivi, il che può accelerare la crescita ma aumenta pure i rischi speculativi.

Il punto forte però è l’accessibilità: serve solo una connessione internet, non c’è il pensiero della bolletta elettrica e non dovete preoccuparvi di configurare rig complessi, perciò anche chi guarda per la prima volta le crypto può sentirsi a suo agio.

Due mondi, stesso obiettivo

In pratica QUBIC si rivolge soprattutto a chi sogna un’infrastruttura seria, legata all’AI e al calcolo distribuito, dove il mining diventa un pezzo di qualcosa più grande, quasi una sorta di “nuvola” decentralizzata che fornisce potenza di calcolo utile.

PepeNode invece parla a chi vive il mondo delle crypto come un misto tra gioco mobile e piattaforma di investimento, perché mescola grafica, upgrade, reward giornaliere e competizione tra utenti con un sottofondo di economia digitale e gestione dei token.

Nel primo caso il successo dipenderà dalla capacità di attirare hashrate e trovare un equilibrio tra costi e ricavi per i miner, mentre nel secondo a fare la differenza saranno la tenuta della community e la capacità di non esaurire troppo in fretta l’effetto novità.

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Clara Rosati

Ha conseguito una laurea magistrale con una tesi sull’evoluzione della tecnologia blockchain, approfondendo in particolare le sue applicazioni nei sistemi economici digitali. Ha collaborato con diverse testate scrivendo articoli su criptovalute, finanza decentralizzata e innovazione tecnologica, e ha partecipato a... Leggi di più

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