L’Arizona ha appena compiuto un passo decisivo per affermarsi come protagonista nel settore delle criptovalute. Con un voto di 4-2, il Comitato Finanze del Senato ha ufficialmente approvato la proposta di legge SB 1649, aprendo la strada alla creazione di una riserva statale di Bitcoin.
ARIZONA SIGNS STRATEGIC BITCOIN RESERVE INTO LAW! 🇺🇸 pic.twitter.com/xQXsm2fEXQ
— Dennis Porter (@Dennis_Porter_) May 8, 2025
Questo storico disegno di legge consente allo Stato dell’Arizona di detenere asset digitali direttamente nella propria tesoreria, anziché liquidarli immediatamente in cambio di contanti. Si tratta di un cambiamento epocale nelle strategie di adozione statale delle criptovalute, destinato a trasformare la percezione dei governi nei confronti delle valute digitali.
In poche parole, di solito, quando un governo statale sequestra criptovalute (che si tratti di procedimenti penali o di tasse non pagate) la prassi prevede la vendita immediata all’asta per dollari USD. Questa legge ribalta completamente tale approccio.
Invece di vendere, l’Arizona punta ora a conservare questi asset, trattando Bitcoin alla stregua dell’oro digitale.
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Questa iniziativa si inserisce in un trend globale che vede le grandi istituzioni finalmente a proprio agio con gli asset digitali. Proprio come dimostrato dal recente investimento di Intesa Sanpaolo negli ETF Bitcoin, le banche sono ormai pronte. Oggi l’Arizona conferma che anche gli enti governativi sono pronti a fare il grande passo.
Wendy Rogers e il Fondo Strategico di Riserva
Sostenuta con forza dalla senatrice Wendy Rogers, la normativa propone l’istituzione di un Fondo Strategico di Riserva dedicato agli asset digitali. L’orizzonte non si limita esclusivamente a Bitcoin; il testo apre infatti le porte anche ad altre criptovalute come XRP e DigiByte.
L’idea alla base è quella di un fondo di risparmio capace di rivalutarsi nel tempo, anziché restare statico subendo l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione. Tuttavia, lo Stato non sta sottovalutando i rischi: secondo la scheda tecnica ufficiale del Senato, la legge impone rigorose “soluzioni di custodia sicura”.
Questo significa che lo Stato non si affiderà a metodi precari per gestire le chiavi d’accesso, ma utilizzerà custodi qualificati per proteggere i fondi. È una strategia che ricalca la strategia “hodl” dei colossi aziendali, come ad esempio MicroStrategy. L’azienda di Saylor ha continuato ad accumulare anche quando le sue posizioni in Bitcoin erano temporaneamente in perdita rispetto al prezzo di $69.000. L’Arizona, di fatto, sta adottando la medesima visione lungimirante.
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Il funzionamento operativo della Riserva
L’aspetto più interessante della proposta è che non richiede necessariamente l’impiego diretto dei fondi dei contribuenti per essere avviata. La riserva verrebbe alimentata principalmente da asset già confiscati o acquisiti dallo Stato. Invece di liquidarli durante le fasi di ribasso del mercato, l’ente pubblico potrà detenerli in attesa di guadagni futuri.
Il Tesoriere dello Stato avrebbe inoltre la facoltà di prestare tali asset per generare rendite extra, a patto che ciò non pregiudichi la stabilità finanziaria dell’Arizona. Certamente, la detenzione di criptovalute comporta una volatilità intrinseca: abbiamo già visto aziende come Metaplanet subire perdite di valutazione contabile quando il mercato corregge.
Tuttavia, i sostenitori della legge affermano che il potenziale di crescita a lungo termine superi ampiamente le turbolenze di breve periodo. Per mitigare ogni rischio, il disegno di legge prevede specificamente l’utilizzo di partner di storage certificati, riducendo al minimo le possibilità di hackeraggi o cattiva gestione.
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