Nelle ultime ore, i social media sono stati invasi da segnalazioni secondo cui la Cina starebbe pianificando, ancora una volta, di vietare le criptovalute, in un’azione volta a promuovere il proprio stablecoin, lo Yuan digitale. Sebbene questo ennesimo divieto cinese sulle criptovalute non sia stato ancora ufficialmente confermato, ha comunque contribuito al calo del Bitcoin, sceso sotto i 113.000 dollari durante la notte.
Da allora, il BTC ha registrato una leggera ripresa, tornando sopra i 113.000 dollari e attualmente scambiato a 113.764 dollari, dopo essere sceso a 112.360 dollari nella tarda serata del 2 agosto. Ci sono state segnalazioni contrastanti riguardo all’ultimo presunto divieto della Cina sulle criptovalute, con l’account di notizie dell’ultima ora affiliato a Polymarket, @Rawsalerts, come principale fonte ad aver diffuso le voci. Attualmente il prezzo di BTC si posiziona sopra i 114.000 dollari.
Prime segnalazioni indicano che il divieto cinese sulle criptovalute coprirebbe trading, mining e “servizi correlati”
Secondo quanto riportato, la Cina starebbe riesaminando il divieto di possesso di Bitcoin, il che potrebbe portare a regolamentazioni più severe non solo sul trading e sul mining, ma anche sul possesso privato di asset digitali. Sebbene non sia ancora stata confermata alcuna legislazione ufficiale, discussioni interne ai circoli regolatori suggeriscono che Pechino stia valutando un controllo più approfondito sull’accesso pubblico alle criptovalute decentralizzate.
Questo possibile cambiamento potrebbe costringere gli individui a trasferire i propri Bitcoin all’estero per evitare rischi legali, segnando una svolta significativa rispetto alle politiche precedenti che consentivano il possesso personale.
Una tale mossa ha già sollevato preoccupazioni nei mercati, specialmente in Asia, dove le decisioni normative della Cina spesso influenzano fortemente il sentiment regionale. Storicamente, il prezzo di Bitcoin ha reagito in modo sensibile ai cambiamenti di policy in Cina: i precedenti divieti su trading e mining hanno infatti provocato volatilità a breve termine.
Gli analisti avvertono che un nuovo divieto sul possesso di Bitcoin potrebbe aumentare ulteriormente l’incertezza, influenzando non solo i prezzi ma anche la distribuzione globale del mining e le tendenze di adozione.
Curiosamente, mentre la Cina mantiene una posizione rigida verso le attività pubbliche legate alle criptovalute, sembra allo stesso tempo impegnata nello sviluppo della propria strategia per la valuta digitale. Secondo quanto riferito, i funzionari sarebbero interessati a una stablecoin ancorato allo yuan, che potrebbe servire come asset digitale regolamentato per le transazioni transfrontaliere. Questo indica un cambiamento strategico, da divieti assoluti a un approccio guidato dallo Stato, in linea con le più ampie ambizioni della Cina per lo yuan digitale.
Nonostante queste restrizioni, alcune fonti suggeriscono che la Cina possieda ancora una quantità significativa di Bitcoin, probabilmente acquisita prima dell’introduzione dei divieti su trading e mining nel 2021. Ciò evidenzia una dinamica complessa, in cui il Paese limita l’accesso pubblico alle criptovalute pur mantenendo riserve strategiche di asset digitali.
Il possibile ritorno a controlli più rigidi sul possesso potrebbe isolare ulteriormente la Cina dai mercati globali delle criptovalute, proprio mentre altri Paesi stanno esplorando le risorse digitali come alternativa alle valute fiat tradizionali.
Nel frattempo, le tensioni geopolitiche stanno influenzando il panorama normativo, con Pechino che, secondo alcune fonti, starebbe preparando contromisure in materia di sicurezza nazionale in risposta alle politiche degli Stati Uniti.
🩸 China has now fully banned personal ownership of digital currencies like Bitcoin and Ethereum.
👉🏽It’s expanding its prior bans on crypto trading and mining.
👉🏽 This move aims to tighten financial control and accelerate adoption of its state-backed digital yuan (which is… pic.twitter.com/0ncijiOes0— Maze Love (@MazeLove14) August 3, 2025
Il panico per l’ultimo presunto divieto cinese sulle crypto già smentito come fake news
Andrew Hart (@realahart), commentatore social e investitore su X, è intervenuto sui social per gettare acqua sul fuoco riguardo alle ultime voci su un presunto nuovo divieto cinese sulle criptovalute. In un thread pubblicato su X, Hart accenna a come questa narrazione sia una storia ben nota durante i mercati rialzisti, sempre utilizzata per generare panico e paura tra gli investitori.
L’intero thread di Hart che smonta le voci sull’ennesimo ban cinese rappresenta un chiaro promemoria del fatto che queste notizie non sono affatto nuove: circolano da oltre dieci anni. Il suo post su X recita:

“No, la Cina non ha appena vietato di nuovo le criptovalute. Ma il rumor ha comunque scosso brevemente i mercati. Ecco cosa è reale, cosa non lo è, e perché le crypto continuano a sopravvivere alla stretta di Pechino.
Il 30 luglio, diversi post (inclusi alcuni su Binance Square) affermavano che la Cina aveva vietato il possesso individuale di criptovalute nel 2025. Questo non è stato confermato da alcuna autorità cinese. Non c’è stato alcun nuovo divieto ufficiale, e testate come Forbes e fact-checker indipendenti lo hanno confermato. Sono dieci anni che si parla di divieti cinesi sulle crypto. Ogni volta, il Bitcoin ne risente… per poi rimbalzare più forte di prima. Il 2025 è solo un’altra voce. La storia insegna: non fatevi prendere dal panico.
Ogni volta che un nuovo post diventa virale, i mercati vacillano. Ma nulla è cambiato: detenere crypto è legale (l’uso, però, no). Gli exchange esteri sono bloccati. Lo Stato spinge sull’e-CNY (yuan digitale).
La Cina un tempo controllava circa il 65% del mining di Bitcoin. Dopo il divieto del 2021, questa quota è scesa quasi a zero. I miner si sono trasferiti in USA, Canada e Kazakistan. Risultato: una rete più forte e decentralizzata.
Perché la Cina continua a reprimere le crypto? Per proteggere il comunismo. Per controllare i flussi di capitale. Per promuovere lo yuan digitale. Per ridurre i consumi energetici. Ma le crypto non hanno confini, e ogni divieto cinese spinge l’innovazione verso mercati più liberi.
Non cadete nel panico virale. La Cina non ha vietato le crypto nel 2025. Il mercato sta maturando, e i rumors sono solo rumore di fondo.”
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